viernes, 8 de mayo de 2015

COSA DOVREMMO FARE?

Fuori al bar c’è un manifesto dove il sindaco afirma che non farà entrare gli stranieri a Cellole. Intendendo per stranieri i profughi africani che arrivano in Italia, attraverso le coste della Sicilia.  

Non è la prima volta che in paese corre la voce della sistemazione di queste persone nella zona balnearia di Bahia Domizia, ma si è la prima volta che il sindaco si pronunzia pubblicamente. L’animo della popolazione un paio di anni fa, così come adesso, è di rifiuto. Prima si parlava dei danni che dopo il terremoto degli anni 80 ha subito Bahia Domizia per colpa dei terremotati napoletani che sono stati accolti. Se diceva che quella zona non si era più ripresa d’ allora. Si pensava che se nel 2012 arrivavano i profughi era la fine per il turismo. Si ricordava come chi ricorda un vecchio amore l’ epoca d’ oro di Bahia Domizia.

Secondo me è inutile dare colpa a chi no c’è più e ancora meno a chi non c’è mai stato. Forze tutto il bello e tutto il bruto che avviamo e grazie a chi per anni ha gestito nostro territorio

Adesso siamo nel 2015, il cartello fuori del bar sembra mostrare la ferrea posizione di chi governa in paese nel confronto dei profughi e fa anche capire che questa volta non è una semplice voce che va in giro. Gli albergatori della zona hanno comunque la libertà di scegliere se accogliere o meno gli africani nelle loro alberghi. Chi accoglie i disperati  ha un aiuto economico e anche i disperati stesi qualche euro mensile avranno. 

Mentre gli albergatori decidono se gli accolgono, io mi chiedo cosa dovremmo fare. con queste immigranti? Dovremmo chiudere la porta in faccia e ignorare il loro drama? Dovremmo sentire pena per non avere le strutture adatte per accoglierli? Dovremmo essere onesti e dirli che questa non è la terra della speranza? Dovremmo guardarli negli occhi per dire che anche noi siamo disperati, disoccupati, affamati? Dovremmo fare fronte elle nostre paure nel loro confronto?

Questa è la verità, un po’ di paura c’è. Paura delle malattie que possano mischiarci,  quando l’unica malattia da combattere è il cancro delle guerre. Paura di essere dirupati di questi neri senza lavoro, dimenticando che loro sono la vittima e non il carnefice. Paura o forse invidia di vedere gli aiuti economici che anno mentre noi ci arranchiamo, ma alla fine anche loro si devono arranciare, perché sono altri (la lista è lunga) a guadagnare con il loro drama. Paura, paura, paura.  E loro che la paura, quella vera, la hanno abbracciata mentre scappavano di casa, cosa pensano di noi?   

Gli albergatori, il Comune di Cellole e la Questura di Caserta hanno deciso di preservare la nostra zona balnearia. A sorpresa però, un grupo d’immigranti sono arrivati a Cellole. Una cooperativa di Castellamare  di Stabia che ha vinto una gara per “prendere cura” degli migranti, al improviso ha una sede qua in paese e quindi li porta da noi, Ma noi no sappiamo il loro nome ne la loro istoria, non sappiamo quale sono i loro futuri progetti. Non sappiamo niente di loro e loro non sanno niente di noi, perché non c’ è stato un lavoro previo con la comunità che doveva a coglierli, è mancata una sensibilizzazione a traverso le scuole o le chiese per sapere nel nostro piccolo come posiamo aiutarli, nessuno ha  preparato ai cellolesi per superare la paura e soprattutto la ignoranza. 


In tanto un pezzo di Africa soggiorna a Cellole. Con questi 24 ragazzi africani è arrivato anche il tanto desiderato caldo. Tra po noi andremo a divertirci nella spiaggia, mentre il problema migrazione continuara ad anegare in mare.