miércoles, 1 de abril de 2015

ADDIO

Mi trovo insieme a mio marito in chiesa, per darli un ultimo addio al zio Michelle. Lui è un’ istituzione nel paese dove avvitiamo. Per anni è stato il giornalaio che ha portato notizie e testi scolari a generazioni di cellolesi. La chiesa è extra piena, nessuno ha voluto mancare, nel cuore delle persone 

è lutto cittadino. Il prete con la sua voce di poeta fa un bel discorso sull’ amore, la condivisione, l’amicizia.  

Io non faccio altro che pensare ai miei cari. Penso al giorno in cui sarò io ad andare via. Tutta questa folla non ci sarà. Le persona che più mi hanno a cuore sono dell’altra parte del oceano. Penso anche a l’oceano che mi allontana di loro, penso alla mia paura di non essere lì per salutarli quando non ci saranno più, ne per abbracciare al resto della famiglia, così come loro hanno abbracciato me fin del primo addio.   

La prima volta che ho dato l’addio a qualcuno avevo due anni, era mio Padre.
La nostra famiglia mai ci ha fatto sentire dei poveri orfani. Tutto il contrario, ci hanno regalato un’ infanzia felice dove persino andare a trovare a papà al cimitero era un momento bello da condividere con la mamma. 

I nonni materni ci hanno aiutato a crescere, mentre la mamma andava a lavorare. Il nonno e le sue regole ci hanno fatto diventare persone per bene. La nonna, penso ci avvia trasmesso la sua creatività. Entrambi sono stati un esempio di generosità, d’unione e complicità.

Un giorno la nonna le disse a mia sorella, che era ancora una ragazzina:

-Io sto morendo. Chiama la mamma e fammi portare all’ospedale. 

Dopo di che, le chiede di sbrigare certe faccende, sempre senza farsi scoprire del nonno. Non voleva morire davanti al nonno, lo voleva troppo bene per farlo soffrire. Noi eravamo ancora bambini, ma il senso della morte era molto più chiaro. Se ne andava un altro pilastro della nostra vita. Ma la cosa più dura era vedere a quell’uomo pazzamente innamorato di sua moglie, profondamente solo, triste, perso. 

Per fortuna la vita è piena di sorprese  e così, tra i nipotini più piccoli ed un pezzo di terra in campagna, il cuore del nonno sorrise di nuovo, dandone senso anche alle nostre giovane vite. 

Qualche anno è passato d’allora, sono arrivati i primi amori, la laurea e questo viaggio che mi ha un po cambiato la vita.

Nella mia città, il servizio funebre ti veste e trucca il morto e te lo fa trovare nel feretro bello sistemato, in più include quello che chiamano “sala de velaciòn, che è dove la famiglia del difunto riceve le condoglianze, senza doversi preoccupare di fare trovare la casa pulita e ordinata, ne di legare un fazzoletto intorno alla mandibola del morto prima che si raffredda con la boca aperta. insomma, non dobbiamo pensare a niente, perché gli addetti del servizio funebre tengono anche pronto il caffè, la tisana e il brodo in caso qualcuno abbia bisogno. Nella sala di velacion ci sono anche le toilette ed una stanzetta con un letto per far riposare i loro clienti o in caso qualcuno avvia un malore. 

A Cellole l’usanza è tenere il morto a casa sul letto , così chi desidera può salutarlo e dare le condoglianze ai famigliari. A me questa cosa me da impressione. Mi fa senso anzitutto vedere il morto. Mi colpisce la naturalità con qui si avvicinano, toccano il defunto e si fanno la croce e come si siedono intorno al letto a fare visita. Mi fa impresione avere un morto così vicino, così visibile. Mi angoscia pensare che un giorno dovrò aiutare a sistemare qualcun parente. per ciò, quando torniamo a casa le chiedo a mio marito:

-Giurami che non te ne andrai via prima di me!

Non solo no sono pratica con questi protocolli, ma sopratutto, con gli anni  la morte delle persone che ho amato ha lasciato un vuoto e un grande dolore. Quando mio cugino Miguel Angel , con cui sono cresciuta è morto all’improvviso, essendo ancora giovanissimo, oltre a piangere tantissimo, ogni muscolo del mio corpo e tutte le ossa mi hanno fatto male per mesi. Quando a lasciarci è stato il nonno, davanti a noi appare il dolore, la gratitudine, l’orgoglio di essergli nipote, l’incertezza del futuro.

A Cellole, nel feretro si mette un santo, un oggetto della persona morta e…A me mi possono bruciare  e buttare in mare in direzione d’America, così magari prima o poi arrivo a casa mia. Io non voglio la messa, perché non sono cattolica, il prete non sa nemmeno il mio nome ed io a casa del Signore vado soltanto in occasione di battesimi, matrimoni e funerali.  Io preferirei per il mio ultimo addio, una riunione intima, tra amici, con musica allegra, tipo salsa, suon cubano, latin jazz e perché no, al posto del caffè possono offrire un buon mojito. In caso che mio marito e mia figlia no se la sentano di bruciarmi, nel mio feretro possono mettere un arcangelo San Miguel e una barra di cioccolata, non si sa mai che mi venga qualche voglia nel paradiso. E se qualcuno vuole proprio portare dei fiori, che siano rosse gialle.

Parlando con mia amica Maria Isabel, lontana anche lei della sua terra, quindi capendo le paure del non esserci per i nostri cari e allo steso tempo condividendo quel senso di gratitudine quando trovi in questo viaggio persone che ti apprezzano, che ti vogliono bene, che sanno di asserti amiche, arriviamo a questa conclusione: Certe persone non si vadono mai.

Non si trata di una questione paranormale, ma di una questione di affettività. Per esempio, dopo più di 30 anni della sua morte, il legame tra una delle mie sorelle e mio padre e fortissimo e io sono stata per anni un po invidiosa, fin quando è nata mia figlia ed io per prima volta ho sentito una forte presenza del mio papa accanto a lei, per tutti i lunghi mesi chè rimasta in ospedale . 

Mia nonna invece, quando io ero ragazza, mi prendeva per mano quando avevo paura. Non fisicamente, perché era morta, ma la sua imagine di donna protettrice mi dava conforto. Mentre il nonno, con qui da adolescente a volte litigavo, anche se lo volevo molto bene, è complice di questo amore che mi unisce a mio marito e mia figliai.

C’e stato un mio ex che mio nonno a primo occhio a squalificato. Poco dopo della sua morte,  per una settimana ho sognato che mio nonno era arrabbiatissimo con me e io piangevo e le pregavo di perdonarmi per qualunque cosa avessi fatto, ma mio nonno mi guardava male e non mi rispose. L’ultima volta che il nonno apare nel mio sogno, mi disse: “Con questo ragazzo no!”, riferendosi all’ex non gradito. Per tanti altri motivi, che non hanno niente a che vedere con la settimana da incubo, con questa persona  ho tagliato il rapporto alla radice ed ho continuato avanti con la mia vita. 

Un giorno qualunque mi chiama chi diventerà il mio marito, per dirmi che vuole venire a trovarmi in Colombia. Tanto io come lui siamo emozionati per questo rincontro ed allo stesso tempo ansiosi di capire se ci sarà ancora quella magia del primo incontro. Poco prima dell’arrivo “dell’amico italiano” in Colombia, mio nonno ricompare nel mio sogno. Questa volta l’amico italiano suona alla porta e quando corro ad aprire, mio nonno mi chiede con un segno di fermarmi. poi mi sorrise, è un sorriso complice. Così è lui  ad aprire  la porta di casa. 

Il nonno non solo è stato il primo a dare il benvenuto in famiglia al mio marito, ma ogni giorno mi tiene compagnia con la sua risata, le sua ira, la sua generosità, i suoi consigli di uomo vissuto, i suoi valori, il suo modo di averci voluto bene, ma sopratutto, con il suo sguardo profondo come quello di mia figlia.